Fin dall'inizio, Jyoti ha vissuto nell'India degli indiani, spinto
da un'intensa curiosità, profonda sete di conosere e
imparare, e una grande mente aperta. Negli anni ha fatto
innumerevoli amicizie e s'è immerso totalmente nella vita
locale ovunque le sue pregrinazioni lo hanno portato. Nel 1990
è arrivato in Rajasthan...
"Jyoti era un bambino differente direttamente dall'infanzia. Quando la maggiorparte dei suoi coetanei apprezzavano l'esperienza di crescere nel vero modello occidentale, egli era occupato a leggere tutto riguardo storia, filosofia e religioni. Era un adolescente ben preparato e all'età di diciotto anni, finì per avere a tedio la sua vita - la trovò inutile e troppo materialista. A questo punto decise di visitare l'India."
(trad.: rivi.aerea indiana Jetwings)
"La sua carnagione e il colore degli occhi grigi non pretendono di nasconder la sua origine italiana ma il suo aspetto e abbigliamento, contegno e accento, ci spingono a dubitare della nostra valutazione.
Un vero uomo di villaggio in tutti i sensi, ti saluta, le mani giunte, con un ‘Ram Ram’." (trad.: The Times of India)
Jyoti in 1996
1980-81
Seguendo in India un amico
Jyoti era un disegnatore molto promettente ma finito il Liceo Artistico, seguendo il suo spirito, alla fine del 1980 andò in India.
– Gli anni settanta erano finiti, e con loro tutti i sogni di una generazione più vecchia della mia. Era un'epoca di disillusione, gli anni ottanta si andavano aprendo con quella sensazione d'impotenza e apatia che inevitabilmente viene a crearsi ogni volta che si presenti un crollo d'ideali. Le nuove generazioni, cresciute nel consumismo,sembravano interessate solo ad un look giusto e alla moda. Nato com'ero nel 1961, mi ero trovato nel mezzo di due epoche,troppo giovane o troppo vecchio, né di una né dell'altra generazione. È così che seguii in India un amico...
Avevo appena diciannove anni, il mio primo viaggio all'estero, pochi soldi e non una parola d'inglese. Come d'incanto mi ritrovai lì: decisamente un'altro mondo! Mi trovai completamente ignorante e nello stesso momento che me ne resi conto, l'accettai. Mi arresi così totalmente a ciò, che automaticamente iniziai semplicemente ad imparare, per non smettere più –.
L'inizio
– Era la fine di marzo, l'inizio della stagione calda in Maharastra, lo stato di Bombay. Una città, una qualunque,stava ad una certa distanza dietro le ultime vecchie ville coloniali. Immerse in giardini fioriti, le ville stavano a ridosso d'una campagnacostellata di villaggi, tra un largo fiume e una ferrovia.
Non dissimilmente a molti stranieri anche il mio compagno ed io affittammo una stanza in uno di quei pacifici villaggi –.
Per l'amico di Jyoti era la quarta volta in India e il suo inglese era abbastanza buono da non farsi discriminare dagli altri stranieri.
Io stavo più con gli indiani, così da evolvere un idioma misto di indi e inglese il quale definitivamente mi precluse la possibilità di farmi più vicino a quegli stranieri. Ad ogni modo non avevo molto a che fare con loro e presto io e il mio amico andammo per vie separate –.
Dato che all'epoca non c'era vaccino antiepatite (o se c'era nessuno l'aveva informato) avvenne che dopo pochi mesi Jyoti si ammalò. In cinque giorni di flebo e medicine fu ben ripulito anche degli ultimi soldi, e mancava ancora un mese prima del volo di rientro in Italia...
La fine e il nuovo inizio
Senza soldi com'era, tutto quello che aveva imparato dagli indiani venne a rivelar la sua vera importanza. Con sorpresa vide che non c'era problema per il cibo: –... essendo così mercato semplicemente te ne danno! Il clima pure, è così clemente che non hai bisogno di nulla! E se non hai nulla, allora non hai nulla da perdere e sei libero! –.
– Era da pochi giorni che mi stavo rendendo conto di questo mio nuovo stato di coscienza, di questa nuova consapevolezza, pochi giorni in cui muovevo i primi passi in questo stato sconosciuto. E giravo molto –.
Appena oltre la ferrovia vi erano i quartieri per i ferrovieri, lì Jyoti incontrò un'allegra famiglia stipata in pochi metriquadrati della quale divenne così intimo da trasferirsi da lei e per venti giorni restò alla sua mensa e dormì alla sua porta sotto un mango nel cortile.
Quando arrivò il momento per ritornare in Italia lasciò loro ben altro che solo il suo saccappelo... – Non ci scordammo gli uni degli altri e per tutto il tempo che restai in Italia ci scrivemmo e mandai loro anche un po' di soldi. Quando tornai in India fu direttamente da loro, e fu davvero un ritorno a casa –.
1980-90
I primi dieci anni
Jyoti seguiva la sua famiglia indiana in tutti i suoi trasferimenti e dovunque andarono egli era visto nient'altro che come il figlio straniero del macchinista S.K.Pillay. Fu con loro che imparò molto del suo indi, del suo inglese, i loro strani alfabeti e altro ancora.
– Ma era la vita nei quartieri della ferrovia ad esser la migliore scuola così come solo una 'base pseudomilitare' può esserlo. Siccome la nostra Divisione, la ‘South Centre Railways’ (Ferrovia Centromeridionale), abbracciava i tre stati Maharastra, Goa e Karnataka,nei suoi quartieri potevi trovare gente proveniente da ogni parte del sud. Fianco a fianco potevi trovare una famiglia indù del Tamil Nadu, una mezzoportoghese cristiana di Goa accanto una musulmana di Hyderabad porta a porta con una ebrea del Kerala!
Ma anche fuori dai quartieri ferroviari quelle città hanno non poca varietà. Accanto le molte caste della popolazione locale ci sono commercianti e dolceri ragestani, profughi tibetani che vendono maglioni di lana, metronotte e soldati nepalesi, tassisti e negozianti sikh. E ancora, seminude genti tribali venute al mercato dalle jungle, colorate zingare d'origine iranica e santoni e spostati da nessun posto –.
Leggi più: Jyoti e i Pillay
Il macchinista S. K. Pillay che guidava una delle ultime locomotive a vapore sul breve tratto che da una piccola stazioncina ai confini della rigogliosa Jungla tropicale nel Karnataka nordoccidentale portava ad una cartiera, così monotonamente su e giù per la medesima tratta, era un semplice macchinista indiano come ve ne sono tanti. Un tamil spilungone con moglie, molti figli, e i consueti svariati problemi connessi... Solo in una cosa era decisamente diverso dai suoi colleghi, il figlio più grande che per tutta l'estate gli aveva scritto dall'estero, non era emigrato, era davvero straniero!
Quando l'anno precedente (1985) la famiglia Pillay era arrivata alla stazioncina di Alnawar a seguito di trasferimento, era arrivata con questo ragazzo italiano che trattava come un vero figlio. Un venticinquenne vestito nello stile locale e parlante in un idioma mischiato di indi e inglese con qualche prestito di maharati e persino di urdu!
Jay Mary, la mamma della famiglia, una donna materna come ce ne sono poche, aveva raccontato alle vicine del piccolo quartiere ferroviario, come anni prima, vedutolo passare, una delle sue figlie lo avesse invitato in casa, e come l'amicizia si fosse presto tramutata in profondo affetto, tanto che quando era infine partito, avevano pianto per giorni e scrivendogli lo avevano pregato di tornare al più presto. Jyoti, come era stato chiamato dalla pronuncia indianizzata di parte del suo nome (Enzo Di) ché in più d'un'occasione era stato trascritto N. Jodi, tornava puntualmente ogni anno dopo il monsone estivo, per trascorrer con loro tutto l'inverno...
Quando l'avevano conosciuto (nel 1981) parlava poche parole di un misto di indi e inglese, ma con i fratelli e le sorelle aveva imparato molto di entrambe le lingue nonché l'alfabeto devanagari, kannada e con i bambini musulmani urdu.
Naturalmente i membri della famiglia Pillay, tra loro parlavano la loro lingua madre, il tamil, ma essendo cristiani, e avendo vissuto per anni in una città frequentata da stranieri, parlavano abbastanza inglese. In oltre, grazie alla vita poliglotta dei quartieri ferroviari in una regione di confine, grandi e piccini sapevano esprimersi correntemente in maharati, kannada, indi e telgu... Papà Pillay, che aveva seguito le orme del padre ferroviere nella Goa Portoghese, come il resto della famiglia non aveva studiato in una scuola tamil tanto che non ne conosceva l'alfabeto, per leggere si trovava più a suo agio in kannada e inglese...
Anche quest'anno il monsone era finito, Jyoti sarebbe puntualmente arrivato tra pochi giorni portando regali per tutti, ma certamente il regalo più bello sarebbe stato il poterlo riavere a casa.
Con la sua natura estroversa Jyoti fece facilmente nuove amicizie fin nei villaggi dei dintorni e continuò la scoperta del paese
–... specialmente facendo autostop con i camion (un modo di viaggiare molto in voga tra i locali e sicuramente uno dei più belli –.
Ad ogni estate Jyoti tornava in Italia, non solo per ottenere un nuovo visto, ma perché l'estate nel suo paesino montano in Sicilia è davvero speciale.
– In oltre mi mancavano molto i miei libri, per avere una buona lettura specialmente riguardo storia antica, filosofia e religioni. Questo per venir a conoscenza del passato per capire il presente. Se in India sono più nella pratica, in occidente sono più nella teoria –.
Una volta, in Italia, Jyoti vide come fosse per lui più conveniente un volo per Kathmandu invece che per Bombay, e decise di cambiar destinazione. Complessivamente, tra un anno e l'altro, egli finì per trascorrer in Nepal circa un anno.Naturalmente anche lì con le genti del posto e in abbigliamento locale, con i nepalesi così come con i tibetani.
Lì ebbe anche un buon contatto con molti stranieri e più d'una volta ne introdusse alcuni a una più attenta visione e comprensione del posto. Dopo esser stato in Nepal egli trascorreva il resto degli inverni in Uttar Predesh, nell'India settentrionale.
Seguendo un caro amico dall'Uttar Pradesh orientale (R.K. Sharma), per il suo matrimonio, al suo villaggio d'origine, Jyoti raggiunse il Rajasthan nel 1990.
– Il mio amico mi propose di restar lì con lui per sempre. L'idea era buona ma nei suoi piani qualcosa andò storto ed egli finì per stabilirsi a Delhi. Fu così che fui lasciato in una grande casa. Non da solo però ché tutto il paese era con me –.
Jyoti girò molto nei paraggi, principalmente a piedi, incontrando sempre maggiori esperienze e amici nuovi.
Nel 1992 guidò una coppia siciliana per una ventina di giorni, così grazie a lei, poté vedere attraverso il punto di vista del turista, visitando forti, città, e musei!
Nel 1993 incontrò un vecchio Rajput (la leggendaria casta guerriera) proveniente dalla valle di Pushkar, il quale, favorevolmente colpito dal modo di fare di Jyoti, lo invitò al suo villaggio: Nand.
– Pushkar è un posto turistico e corrotto che avrei evitato di buongrado, ma il vecchio Rajput divenne come un fratello per me e sarei andato a trovarlo ogni anno. La valle stessa era incantevole e la gente ancora abbastanza tradizionale. I Gurjar (allevatori di mucche) inturbantati di Rosso, i Rawat e Jat (agricoltori) rispettivamente di giallo e di bianco, indossavano fieramente il loro costume –.
Più vicino allo spirito del nomade quale egli si sente, Jyoti fu felice di cambiar il suo precedente turbane con uno rosso (da pastore) che un Gurjar gli offrì.
Qui Jyoti finì per comprar un cammello e in due mesi imparò non solo a cavalcarlo ma anche ad averne cura, così un giorno partì, e tutto da solo, fece più di 400 Km verso nordest, dalla valle di Pushkar fino allo stato dell'Hariana..
– Questo mi fece un discreto cammelliere così in seguito, ognittanto, potei aiutare qualche amico con i turisti e in un'occasione accompagnai un gruppo durante un'attraversata di dodici giorni fino a Jaisalmer –.
Leggi più: Jyoti e i 400 km in cammello
Jyoti non è certo né il primo né l'ultimo straniero ad aver comprato un cammello, ma con tutta probabilità è uno dei pochi che ha risolto la questione in bellezza; di sicuro quello che vi ha investito meno stress e certamente meno denaro.
– Uno che non sa nulla di cammelli, specialmente se straniero, va incontro a sicura fregatura - dice Jyoti. - L'idea di comprare un cammello è maturata col tempo e soltanto grazie al fatto di poter approfittare dell'amico quale il vecchio Rajput di Nand come intenditore, e di aver a disposizione tutto il tempo necessario... –.
Nel corso di più d'un mese Jyoti si è potuto fare una discreta idea su prezzi e qualità, nonché sul tipo di animale di cui aver bisogno.
– Ho evitato di proposito la Fiera di Pushkar, lì tra tanto assortimento mi sarei completamente perso, travolto da mille offerte...
A Nand e nei villaggi dei paraggi invece, con tanti carrettieri che vanno e vengono, è facile, tra due chiacchiere, esaminare un cammello, stimarne il prezzo ecc.. –
Alla fine quindi, dopo aver visto parecchi animali, ecco il cammello giusto. Abbastanza giovane ma spossato dal lavoro e col padrone che volendosene liberare faceva un ottimo prezzo.
– Un tale cammello, che necessitava di grandi cure e spese per riportarlo in forma, era difficile trovasse un compratore che offrisse molto. Per un indiano che lo usa per lavoro, un cammello deperito è praticamente inutile. Io, da parte mia, che avevo bisogno di una bestia docile, avevo trovato l'ideale, con poca spesa ecco una ottima cavalcatura –.
i seguito oltre al tempo necessario per trovar una bella sella nonché metter a punto il resto dell'attrezzatura necessaria, Jyoti iniziò a impratichirsi sia nel cavalcare che nell'accudire il cammello stesso.
– Non ero io ad avere un cammello ma lui ad avere me! - dice Jyoti, che alle prime luci dell'alba doveva foraggiarlo, abbeverarlo e raccoglierne il letame... Ogni due o tre giorni poi, doveva cavalcarlo fino a Pushkar per un carico di foraggio. Nel corso di due mesi non potè lasciarlo un attimo –.
Per il resto lo cavalcava in lungo e in largo per l'intera valle dove ancora, dopo così tanti anni, tutti lo ricordano. Alla fine, avendo imparato abbastanza, Jyoti decise di esser pronto per un bella traversata.
Benché l'ideale sarebbe certo stato quello di andare alla volta di Jaisalmer o di Bikaner, ovvero verso il deserto più profondo, avvicinandosi la data del rientro in Italia, Jyoti risolse di andare dalla parte opposta, verso Delhi, l'Hariana.
– Alla fine del viaggio, prima della partenza per l'Italia, avrei dovuto vendere il cammello, cosa che mi sarebbe stata più facile in Hariana, tra amici –.
In oltre in quella direzione poteva far tappa nei villaggi degli amici intorno a Jaipur, e verso Khotputli. Dove tra l'altro sarebbe stato più semplice rifornirsi di foraggio al giusto prezzo. Jyoti infatti sapeva che quello sarebbe stato l'unico vero problema, e di conseguenza partì con una bella scorta.
– Procedevo abbastanza lentamente, senza fretta ma con poche fermate, cercando preferibilmente strade bianche. Dovunque arrivavo ero accolto con grande socievolezza e soprattutto stupore. La gente non riusciva a credere ai propri occhi, era davvero uno straniero questo cammelliere? E se era uno straniero come diceva, perché non andava in autobus? –
Ad ogni fermata Jyoti doveva in qualche modo cercar di spiegare il motivo del suo viaggio...
Pushkar è una località sacra dove ogni anno nel plenilunio di novembre ricorre una fiera religiosa. Allo stesso tempo, fuori dalla cittadina, ha luogo il più grande mercato di bestiame del subcontinente, con varie migliaia di cammelli.
Alla fiera del 1995 Jyoti incontrò un gruppo della casta dei pastori di cammelli, Raika/Rabari, del Godwar, i quali di anno in anno sono venuti da così lontano per vender i giovani cammelli.Essi sono come qualsiasi nomade, molto orgogliosi, legati tra loro quanto sospettosi verso gli altri e in qualchemmodo riservati. Nondimeno alla vista di Jyoti s'incuriosirono.
È così che quando uno di questi Raika/Rabari lo sfidò a seguirli ai loro villaggi, Jyoti fece l'arduo cammino d'una settimana conducendo i giovani cammelli. E dopo di ciò potè guadagnarsi un po' della confidenza dei Raika/Rabari e molto del loro rispetto.
Leggi più: Jyoti con i Raika/Rabari da Pushkar a Jojavar
Finita la fiera la maggiorparte dei Raika se ne tornava a casa in autobus com'era venuta ché solo alcuni di loro seguivano la mandria. Molti gruppi erano già partiti il giorno precedente, altri la mattina, ma il gruppo di Jyoti si mosse solo nel pomeriggio e quando infine si accampò per la prima notte, aveva giusto lasciato i limiti della valle.
Dei quattro Raika con cui si venne a trovare Jyoti, solo uno era del Godwar (la regione più meridionale del distretto di Pali), gli altri erano 'Maru', come sono chiamati i Raika del Marwar, la regione che con centro Jodhpur costituisce il cuore del Rajasthan occidentale. Essi, al contrario dei Raika del Godwar, di Sirohi e di Jalor (Rajasthan Meridionale), sono poco riconoscibili ché, tranne le loro donne, hanno smesso il costume tradizionale, e se più caratteristico è un turbante rosa, ne usano di tanti colori, in modo particolare l'onnipresente zafferano...
I Raika del Godwar anche se sempre più scegliendo materiali sintetici, hanno finora mantenuto l'antica foggia tradizionale, portano i gioielli e accessori classici, e soprattutto il turbante rosso, ultimamente diventato enorme.
Jyoti e tre Raika, a passo quasi di corsa, seguono la colonna di una ventina di cammelli ancora troppo giovani per poter esser cavalcati e un vecchio capofila in groppa all'unica cavalcatura.
Ognuno ha la sua sacca; in più, uno ha una pentola e un'altro, un particolare recipiente di terracotta per l'acqua... Si cammina quasi correndo al passo dei giovani cammelli rallentando molto di rado per farli velocemente piluccare qualche foglia. La sosta notturna avviene ch'è già buio. Velocemente impastoiate le zampe agli animali, sono srotolate le bakla e coperte di pelo di cammello intorno al fuoco su cui cuociono i roti, le 'ruote' del tipico piatto pane indiano che, mancando cammelle da latte, viene ingurgitato accompagnato solo da te nero...
La sveglia viene come uno scossone ancor prima del levar del sole... un attimo per bere l'ennesimo te nero mentre cuociono i roti da mangiarsi stradafacendo; è così, veloci, fino alla notte successiva, una fretta esagerata che Jyoti non capisce. In tutta la giornata non più di un paio di fermate brevissime, pascolando i cammelli il tempo di preparare il te nero, e se uno si ferma un attimo per un veloce goccio d'acqua, gli altri non lo aspettano nemmeno, ed egli è costretto a correre per raggiungerli...
Così si rivelano i Raika. Una selvatichezza e frugalità prettamente culturale...
Dopo una settimana di cammino, quattordici ore al giorno, arrivano al villaggio di Jojavar dove Jyoti con una considerevole vescica a un piede si ferma, procederà per il Godwar in seguito, appena ristabilito, intanto ha superato come un'iniziazione. La voce si sparge presto e i Raika si fanno un po' meno diffidenti, più aperti...
– Nel novembre del 1996 ero di nuovo nella valle di Pushkar, in attesa della fiera dei cammelli, e dei Raika/Rabari. Quasi ogni giorno ero solito fare i nove chilometri di cammino da Nand fino a Pushkar senza un vero motivo. Anche se qualchevvolta dovevo spedire una lettera o telefonare a casa, il più delle volte andavo solo a sedermi per un po' al 'Sunset Café', solo per curiosità, o forse, cercavo qualcuno... –.
Nashi
Nashi è andata in india desiderando di andar oltre la superficie per scoprirene la realtà vera, già sentendo che vi sarebbe divenuta parte. Seguendo tale sensazione è arrivata in Rajasthan dov'è diventata tutt'uno con la popolazione del deserto, divenendo assorbita nell'antica affascinante, cultura dei pastori…
"Elin [Nashi] ha cambiato la propria vita svedese in una vita tra i pastori indiani. … E sente una delle cose migliori nella vita che vive, è di aver imparato a vivere nel momento e trarre il 100%. tra ciò."
(trad.: Hufvudstadsbladet)
"Nashi indossa la convenzionale 'lehenga-choli' e gran quantità di ornamenti d'argento. Ha imparato a fare diversi ornamenti con intreccio di fili ... a cucinare, accudire il bestiame, mungere le mucche e fare le altre faccende che ogni altra donna di villaggio farebbe." (trad.: rivi.aerea indiana Jetwings Magazine)
Nashi in 1998
L'arrivo in India
Via Delhi Nashi andò direttamente sulle montagne, da una famiglia indiana di cui aveva avuto indirizzo..
– Essa viveva in una cittadina ai piedi dell'Himalaya, la casa era situata sulle pendici montane immersa in un verde rigoglioso. Il panorama sulla valle e il fiume, ancora sbuffante nel caldo dopo le ultime piogge monsoniche, era stupefacente –.
Attraverso questa famiglia ella ebbe il primo contatto con la realtà indiana che andava cercando. Vestì il sari, come le donne locali, e incominciò ad imparare le prime parole in indi.
Ritornata in pianura, a Delhi, entrò in intima amicizia con una famiglia tibetana.
– Ne condivisi le giornate e pasti serali, li seguii nelle visite al campo profughi tibetano e dai loro amici di lì, ai loro riti nei templi e incontri con i monaci –.
Verso il deserto
Nashi andò verso ciò che da molto tempo persisteva nei suoi pensieri, il Rajasthan. Col desiderio di avvicinarsi alla vita del deserto dei villaggi lontani dai posti turistici, arrivò a Pushkar per la grande fiera dei cammelli.
– Lì avrei dovuto esser in grado di incontrar coloro venuti dai villaggi con il bestiame, e forse avrei potuto seguirne alcuni nel loro viaggio di ritorno –.
I primi cammelli stavano giusto entrando la valle quando Nashi incontrò Jyoti. Egli le descrisse la sua vita nei villaggi e lei espresse il desiderio di visitarli. Dopo alcuni giorni Nashi fu introdotta al villaggio (Nand) e nella casa di un vecchio Rajput amico di Jyoti, e lì presto, scoprirono quanto avessero in comune, le loro sensazioni e aspettative riguardo alla vita erano le stesse.
I primi passi nella vita di villaggio
Da questo momento Nashi iniziò a vestire come una Gurjari, una donna della casta dei mandriani pastori di mucche, e a imparare e a conoscer più in profondità la società e vita indiana.
– Mi sono sentita tornata bambina, così incapace e nuova, tutto era diverso. Avevo da rincominciare dall'inizio con tutto. Non avevo da imparare solo un'altra lingua, ma persino in che modo comunicare, cosa dire e come dirlo. Dipende molto se ci si rivolge ad un uomo o ad una donna, a qualcuno più vecchio o più giovane, devono considerasi le situazioni e le relazioni. Iniziai ad imparare tutte, le non scritte regole di comportamento –.
Attraverso il suo profondo desiderio e volontà ferrea, nonché con l'aiuto di Jyoti, con i suoi molti anni d'esperienza, tutto ciò avvenne con una rapidità sorprendente.
Vedi: Foto di Nashi al villagio di - febbraio 1997
1997-2011
La vita delle donne
Naturalmente una conoscenza che Jyoti non poteva offrire nei dettagli era riguardo al lato femminile della vita indiana. In questo Nashi ha imparato bene per conto suo e adesso partecipa completamente nel lavoro delle donne quale una di loro, quale una sorella, una figlia, una madre. Raccoglie legna e attinge acqua, fa da mangiare, munge il bestiame e accudisce i bambini. Ha una profonda relazione con le donne e la conversazione può esser riguardo le loro sensazioni e pensieri più profondi.
–Io ho l'esperienza di esser sia una donna occidentale moderna, che una donna di villaggio indiano, e sono felice di poter comparar la cosa nel modo più onesto. M'è ormai così ovvio di quali siano i lati positivi o negativi di codesti opposti modi di essere e vivere, che posso vederli riuniti per trovare uno stato più equilibrato –.
Alla conquista di una rara conoscenza
Com'è ovunque ormai, persino nei villaggi più lontani, il cambiamento verso la 'modernità' si va velocemente appressando. Per esempio, non sono rimasti molti a indossar il bel costume tradizionale in modo così impeccabilmente originale quale solo Jyoti e Nashi continuano a portare. Solo qualche anziano conserva qualche dettaglio e ancora meno sono quelli che sanno più come farlo.
Questi sono artefatti tradizionali di villaggio e naturalmente non si possono trovare nei negozi. Nashi deve cucirsi da sé i suoi vestiti ed è così accurata e ha una così grande passione per imparare il modo originale e tradizionale di cucire a mano ogni tipo di vestiario locale, di ricamarlo nell'appropriato disegno della rispettiva casta, e fa così tanti ornamenti di intrecci di fili, argenti, e perline, da star diventando una rara conservatrice d'una squisita arte: un artigianato vecchio di millenni.
– Sto imparando un'arte che sta svanendo molto rapidamente. Io cerco di catturare e preservare la conoscenza delle donne e uomini anziani riguardo a tutto, la loro vita e le tradizioni, pensieri ed esperienze. Chiedo sempre com'era il passato. Quando tali persone anziane non ci saranno più, la conoscenza e un'antica cultura saranno sparite –.
Together
Jyoti e Nashi si sono fermati in India seguendo il proprio cuore, un sogno, una passione innata. Le loro vite si sono incrociate in Rajasthan e due vite e due anime sono diventate una. In questi anni, hanno fatto proprie esperienze uniche, dal di dentro più recondito della scocietà indiana, in una relazione fortemente intima con sa sua gente, costruita nel rispetto e nella comprensione...
"Per dieci giorni si sono fermati a Jaisalmer e il deserto li ha avvicinati. Hanno avuto occasione di sbirciar l'uno nella mente e l'anima dell'altro, entrambi scoprendo di esser alla ricerca d'una stessa meta." (trad.: The Times of India)
"Entrambi si sono adattati completamente alla vita di villaggio. ... entrambi sono astemi e vegetariani. ... Entrambi vorrebbero rimaner nell'aspra regione del deserto e viver una pacifica vita nomadica ... in armonia con la natura."
(trad.: rivi.area indiana Jetwings Magazine)
Dopo dieci giorni a Nand, alla fiera dei cammelli e nella valle di Pushkar, ancora nuova dell'India, Nashi desiderava veder di più di quella terra, così via Mertha e Jodhpur, Nashi e Jyoti, decisero di andare fino a Jaisalmer, la 'Città d'Oro' perla del deserto.
Da Jodhpur, sul treno per Jaisalmer, Jyoti e Nashi si vanno a imbatter per puro caso, nei famosi cantanti folk, della comunità di musicanti Manganiar, Gazi Khan e Anwar Khan, i quali dicono loro di una inedita fiera di cammelli imminentre a Jaisalmer, in cui erano diretti per partecipare allo spettacolo.
Vedi: Gazi Khan Barna e Anwar Khan in concerto
Gazi Khan Barna e Anwar Khan in concerto a ‘Théâtre de la Ville de Paris’ – Francia
Gazi Khan molto colpito da Jyoti gli dice quanto la sua unicità e profonda conoscenza dovrebbero esser usate per promuover il Rajasthan, e se in così tanti anni in India Jyoti si era scrupolosamente mantenuto in disparte, mai una volta permettendo di farsi intervistare, i discorsi di Gazi Khan, così come di Nashi, stavano finendo per renderlo più aperto. Come Gazi disse, Jyoti avrebbe potuto realmente funger quale punto nodale tra due mondi, due culture: un'opportunità speciale per visitatori di ogni genere per affacciarsi alla Vera India degli indiani... - Dovresti assolutamente metterti in contatto con il 'Dipartimento del Turismo Arte e Cultura, del Rajasthan' - disse Gazi. Ed è così che quando a Jaisalmer Jyoti finì all'inaugurazione di tale fiera, per la primavolta nella sua vita si rese disposto a risponder alle domande dei giornalisti che vennero a radunarglisi intorno.
Il primo inverno
Con l'avvicinarsi del freddo, Jyoti pensò meglio portare Nashi a sud, e visitare la sua famiglia Indiana. Alla volta dello stato del Karnataka viaggiarono in treno per tre giorni e tre notti lungo la costa occidentale Indiana, arrivando al paese dei Pillay nel mezzo di una calda notte tropicale. Mamma e papà, così come tutti i fratelli e le sorelle, essendo cristiani, furono particolarmente felici di averli a casa per l'occasione del Natale.
Passando con loro un mese, Nashi ebbe la possibilità di farsi un'idea anche dell'India meridionale, così diversa da quella del nord.
Nel viaggio di ritorno alla volta del Rajasthan (via Kutch, la regione del deserto salato nel Gujarat occidentale), fecero gli ultimi giorni in autostop. Se per Jyoti era la prima volta che faceva autostop insieme ad una donna, non ci furono problemi di sorta ché non è inusuale per donne dell'India rurale viaggiare in tal modo.
1997-2001
Avendo visto dell'India quanto basta, Nashi voleva una 'base', un posto dove metter su casa con Jyoti. Desiderava un focolare intorno al quale vivere con le donne di villaggio, un posto dove poter ricevere ospiti e continuare a imparare i lavori tradizionali di ricamo e cucito.
Anche Jyoti voleva una base, ma per prima cosa voleva esser in grado di ottenere un visto a lunga scadenza.
Intanto, a parte la vita con i pastori, visitarono Jaisalmer (97-98) dove pensavano aver avuto un buon inizio, e Bikaner (99-2002)...
Come suggerito da Gazi Khan, sono stati anche a Jaipur, al 'Dipartimento del Turismo del Rajasthan' dove sono molto apprezzati. Il funzionario, signora Kaneez Bhatti, restò così favorevolmente colpita, non solo da indire una vera e propria seduta stampa invitando giornalisti nella sua casa, e con il marito (Liaqat A. Bhatti – fotografo) ingaggiato per un servizio fotografico completo, ma anche da scrivere un articolo lei stessa.
Leggi: Estratto dall'articolo di sga. Kaneez Bhatti
Estratto dall'articolo di KADAMBINI della sga. Kaneez Bhatti ‘Dipartimento del Turismo, Arte & Cultura’ del Rajasthan - Jaipur
"Il veder due stranieri in vesti gurjar entrar nel mio ufficio m'ha sorpresa non poco. Ancor di più m'ha sorpresa, dopo che salutatami si sono accomodati difronte a me, vederli incominciar ad espormi le loro questioni parlandomi in indi! Io vedo stranieri abitualmente, ma ora mi sentivo come se stessi parlando a un'ordinaria coppia Gurjar di un qualsiasi villaggio ragestano! ... dovetti chieder loro com'è che avessero finito per abbracciar la cultura dei Gurjar e cosa fosse loro piaciuto a tal punto d'aver finanche imparato a parlare indi così bene, tanto che oggi Jyoti lo parla meglio di uno di madrelingua.
... è come se Jyoti e Nashi qui abbiano qualcosa d'incompiuto, dalla loro vita passata, che li porta lì dove le loro anime sono rimaste affezionate. Dev'esser questa la ragione del loro amore per il Rajasthan e le sue genti. Un amore così forte che ogni volta che stia per scader loro il visto, diventano così amareggiati da sembrar come se fossero costretti a lasciare proprio la loro terra.
Noi sogniamo di lasciare i paesi per le città, le città per le metropoli, le metropoli per andar all'estero, e questi stranieri sono venuti ai nostri villaggi. Ciò fa pensare che i tempi sono vicini per le genti di cultura occidentale ... che lasciando la modernizzazione e meccanizzazione sentano di ritornare alle origini. Alla ricerca di aria pura, cibo genuino e spazio, come se sia legge di natura che dopo il raggiungimento del massimo grado di conoscenza l'essere umano sia costretto a tornar lì, dove tutto ha avuto inizio."
(Tratto e liberamente tradotto da Jyoti, da un articolo in indi apparso sulla rivista KADAMBNI settembre 1999)
Molti articoli stavano apparendo su giornali e riviste in India e anche in Svezia, e la loro partecipazione a vari festival ragestani li fece presto acquistare una certa notorietà.
In Svezia, dove sono soliti passare un paio di mesi ogni autunno, Nashi è stata invitata a tenere un discorso all''Indiska Magasinet Spa' e successivamente, con Jyoti, le è stata fatta richiesta di prendersi cura di una spedizione svedese in India (‘Camel Caravan 1999’).
Vedi: Spedizione svedese in India (‘Camel Caravan 1999’)
Da allora Nashi ha continuato a tener discorsi e con Jyoti, a portare qualche turista nel deserto.
Il direttore del 'Museo Etnografico Nazionale Svedese', Per Kåks, li ha incoraggiati riguardo alla loro idea di raccoglier testimonianze materiali e informazioni sulla cultura tradizionale dei pastori.
L'‘Ufficio del Turismo del Governo Indiano’ li promuove e raccomanda. L'‘Ambasciata d'Italia’ a Delhi si è avvalsa della loro collaborazione (99-2000) e quella della Svezia della loro competenza (in occasione della Giornata della Donna del 2001 Nashi è stata invitata a tener un discorso sulla condizione femminile in India, difronte all'organizzazione femminile delle ambasciate scandinavi).
Dopo il secondo anno fu loro rilasciato il tanto agognato visto lungo.
2000-2009
Nel 2000 Jyoti e Nashi hanno creato il sito 'www.marustali.net' con l'intento di raggiungere la maggior parte di persone che possano avere un qualche interesse nella loro esperienza. Di conseguenza hanno iniziato progressivamente a condividere le loro conoscenze. In occidente maggiormente tramite conferenze e in India offrendo informazione e guida, corsi di indi e corsi d'artigianato.
Riferiti quali ‘LA CHIAVE DELL'INDIA’ da un funzionario dell' 'Ufficio del Turismo Indiano', Jyoti e Nashi hanno scelto tale nome per il loro servizio così esclusivo.
Offrendo l'unica possibilità di visitare l'India in profondità, si preoccupano rigorosamente di addestrare ed istruire i visitatori, su come adeguarsi alle costumanze locali e come comportarsi e vestirsi conformemente alla situazione, così che possano vivere l'esperienza migliore senza, in alcun modo, creare una sorta di disturbo o impatto negativo sull'ambiente e le persone locali stesse.
Questa si è rivelata esser un'esperienza molto positiva tanto per i visitatori che per i locali, i quali confidando nella fiducia che riversano in Jyoti e Nashi non si fanno soggezione e liberamente danno voce alla loro curiosità e provano piacere nell'incontrare tali inusuali visitatori. Spiega Nashi: – È diventato uno scambio reciproco di esperienze e comprensione sulla base di mutuo rispetto. E questo è quello che vogliamo! –
Basati sulla stessa filosofia essi offrono anche tour per agenzia e dal 2003 Nashi organizza e conduce lo speciale ‘Viaggio per Donne’.
Vedi: ‘Viaggio per Donne’ in Rajasthan
Il ‘Viaggio per Donne’ accompagna il gruppo nel profondo della vita e cultura indiana, a partire dal mondo tradizionale a quello più sviluppato. Dall'incontro con donne del mondo rurale delle famiglie di contadini e pastori nel Rajasthan, attraverso casalinghe della classe media in piccoli centri, finendo con le donne moderne ed emancipate a Jaipur e Delhi.
Durante questo viaggio, saranno affrontati anche vari temi, quali il ruolo della donna nell'educazione, politica, sanità e sistema giuridico, in incontri organizzati con donne operanti in tali settori.
–... un viaggio fantastico e una visione unica del Rajasthan. Gli incontri
con le donne sono stati indimenticabili, e tutti i miei futuri viaggi avranno grande difficoltà ad eguagliare una tale esperienza. – [Karin Lundbäck]
Prossimo viaggio previsto: novembre 2011, con Gränslösa Resor Sponsor Ufficiale di Marustali
Per informazione: www.granslosaresor.se
Nel 2001 hanno creato ‘Organizzazione Marustali’ e lanciato il ‘Progetto Marustali’ allo scopo di preservare le conoscenze riguardo allo stile di vita, tradizioni e artigianato in via d'estinzione delle comunità pastorali, e d'allora hanno lavorato su una documentazione fotografica, raccolta di costume, e iniziato una piccola produzione di elementi tessili.
Vedi: La documentazione di Progetto Marustali: >>>
Nel frattempo Jyoti e Nashi continuano a vivere la semplice vita di tutti i giorni del mondo rurale. Dal 2004 si sono stabiliti più permanentemente in un piccolo villaggio nella valle di Pushkar, scelta non solo per la sua grande bellezza e la presenza di una vasta popolazione Gurjar, ma in quanto, stando così convenientemente al centro dello stato offre un buon punto di sosta tra l'una e l'altra destinazione. Pushkar poi permette loro di espletare il loro bisogno di esser più raggiungibili per il loro impegno quali ‘LA CHIAVE DELL'INDIA‘. In oltre, è qui poi dove, ogni anno, migliaia di cammelli sono radunati per la fiera, punto focale per incontrar amici Raika/Rabari provenienti da lontano recanti notizie diverse...
A parte i compiti giornalieri delle faccende di casa, Nashi si rilassa nell'intima relazione con le donne del vicinato, e Jyoti continua a partecipare nella vita degli uomini e percorrer in lungo in largo e a piedi la valle, mantenendo sempre vivi i contatti che essi godono in tutta l'area.
Il desiderio di Nashi di avere un proprio focolare, e casa, in fine è stato realizzato: – Sono contenta d'avere un posto nostro dove poter ritornare e tenere le nostre cose, ma presto sentiamo di andare, le membra fremono impazienti, gli occhi si fissano sull'orizzonte della selva brada… siamo nati nomadi… –
2010-2011
Nell'inverno del 2010, con il desiderio di offrire una migliore oportunità ai visitatori di ‘Marustali’, Jyoti e Nashi hanno stabilito una base di città nella periferia di Pushkar, presso la pensione rurale del loro amico Sukhdev Larna. www.marustali.net/sukhasplace